La naturale ricchezza delle terre di Daunia non si compone soltanto di lunghe coste affacciate sull’Adriatico, vallate e montagne verdissime solcate da fiumi e rigogliose fonti d’acque sorgive. Questi luoghi custodiscono e preservano anche i tesori di un passato fatto di secoli di storia, culla di popoli di un tempo lontano, che si sono avvicendati influenzando le origini della cultura, delle tradizioni e delle architetture che oggi caratterizzano i Monti Dauni.
Grazie all’archeologia e agli scavi presso importanti siti come il Parco archeologico di Ascoli Satriano, si sono potute ricostruire le antiche origini di questi luoghi e dei suoi abitanti. Senza dimenticare l’importante funzione dei musei come ad esempio quelli di Bovino, Ascoli Satriano, Troia, Pietramontecorvino, che custodiscono un ricco patrimonio di reperti testimoni di varie epoche.
L’ERA DEI DAUNI
Verso la fine secondo millennio a.C. in diverse ondate migratorie, approdarono in Italia, gli Iapigini, popolazione di origine illirica (attuale Albania). Alcuni di essi si stabilirono nelle terre site tra la Puglia settentrionale e l’area molisana circoscritta dai fiumi Biserno e Ofanto. Mescolandosi alle genti locali questi diedero vita alla civiltà dei Dauni, dedita alla pastorizia e all’agricoltura, all’artigianato sia del ferro che della ceramica, senza dimenticare l’arte della guerra e lo spiccato culto dei morti. Nacquero i primi nuclei urbani che determinarono lo spostamento dalle grotte ai villaggi, sorti solitamente su zone naturalmente difese, in cui iniziarono a delinearsi le prime fortificazioni. Differentemente dalle altre popolazioni di origine illirica, stanziatesi nel meridione di Italia, i Dauni risentirono meno dell’influenza della Magna Grecia che dominava il Mediterraneo tra il VIII e VII secolo a. C, rimanendo sostanzialmente indipendenti culturalmente e politicamente, fino all’epoca romana.
IL PERIODO ROMANO
Verso il III secolo a.C. l’Italia meridionale era preda delle lotte espansionistiche tra i Sanniti e i Romani. Ormai forti di una certa solidità economica e politica, i membri dell’aristocrazia dauna decisero di allearsi a Roma ritenendola più sicura garanzia per mantenere la propria identità alla fine degli scontri. L’alleanza con Roma venne rinnovata durante le guerre puniche, quando la Daunia si era ritrovata ad essere teatro di scontro con i Cartaginesi. Di tali lotte rimase storia la violenta battaglia di Canne, combattuta nel 216 a.C. sull’Ofanto. Secondo alcuni studiosi la battaglia di Canne fu invece combattuta proprio nel territorio dei Monti Dauni e precisamente sulle rive del fiume Fortore, tra Castelluccio Valmaggiore e Carlantino. Quando la guerra finì con la vittoria di Roma, la Daunia nonostante l’alleanza stretta per proteggere la propria autonomia, progressivamente divenne a tutti gli effetti una colonia romana. Tale stato di dipendenza iniziò a delinearsi chiaramente nell’architettura e struttura urbanistica. Furono costruite ville e acquedotti, frutto della municipalizzazione, di cui oggi ancora se ne possono apprezzare alcuni interessanti ruderi, mentre le aree agricole invece furono delimitate secondo la centuriazione romana. Lo sviluppo della viabilità, inoltre, influenzò l’economia regionale mettendo per la prima volta in collegamento i nuclei urbani costieri a quelli più interni dedicati ai pascoli, prima tramite la Via Appia, lungo il percorso Roma - Brindisi poi con la Via Traiana, lungo il percorso Benevento – Brindisi. Dopo tre secoli di occupazione romana, la Daunia adattasi a servire ai bisogni romani perse l’identità e la solidità economica di un tempo.
IL MEDIOEVO
Durante l’epoca medioevale la Daunia iniziò un cammino di rinnovamento e rinascita economica oltre che di metamorfosi del paesaggio e dell’architettura urbana. La venuta dei Normanni, attorno all’anno 1000, determinò la crescita delle città fortificate, la nascita dei primi borghi medioevali, come Pietramontecorvino e lo sviluppo di un’economia basata sull’intensificazione della produzione agricola e della pastorizia, sullo sfruttamento delle risorse boschive ed infine sul rilancio dello scambio commerciale approfittando della rete viaria di epoca romana. Venne introdotto il sistema feudale e le terre furono divise in contee. In seguito, subentrato al potere Federico II di Svevia, durante il 1200, si cercò di riportare i vari feudi sotto il controllo centrale del regnante, combattendo i tentativi di autonomia ma al contempo mantenendo il rispetto delle caratteristiche e consuetudini locali dei territori. Fu opera di Federico II anche la ristrutturazione, recupero ed ampliamento dei castelli normanni, come l’imponente Castello di Sant’Agata, al fine di renderli oltre che luoghi difensivi anche dimore aristocratiche. Disciplinò, inoltre, l’organizzazione delle masserie disseminate nelle campagne al servizio delle aree più interne. In questo periodo iniziò a diffondersi il filone artistico del “romanico pugliese”, uno stile innovativo di cui è testimone, fra le altre, la Cattedrale di Troia.
MANFREDI E GLI ARAGONESI
La dinastia Sveva non riuscì a mantenere la sovranità. Il figlio Manfredi, succeduto a Federico II nel 1258, fu sconfitto da Carlo D’Angiò, sostenuto dal Papato, che divenne il nuovo regnante infliggendo un pesante sistema fiscale al popolo conquistato. Succeduto al padre, Carlo II, si distinse per la liberazione di Lucera dalla minaccia dei saraceni e fu fautore di un nuovo momento di sviluppo, introducendo nel territorio le colonie provenzali che ebbero l’effetto di ripopolare le città. Ancora oggi è forte l'influenza di quel passato, in particolare nei comuni di Faeto e di Celle di San Vito. Questi comuni infatti sono "isole linguistiche", dove le popolazioni conservano tuttora nel proprio dialetto la lingua francoprovenzale parlata dai loro fondatori. Dopo circa duecento anni, anche la dinastia angioina dovette cedere il passo. Il 1442 segnò il regno di Alfonso d’Aragona sul Tavoliere che si caratterizzo per lo sviluppo di attività economiche e mercantili legate ai pascoli e alla transumanza. Istituì infatti, la “Dogana delle pecore” prima a Lucera e poi più strategicamente a Foggia, che prevedeva una tassa a tutti i pastori che recavano le proprie greggi nel Tavoliere. Non si trattò solamente di una riforma degli aspetti organizzativi e fiscali, ma costituì una riorganizzazione globale del territorio che ripristinò i tratturi, predispose i tratturelli, riposi e bracci che andavano a costituire circa trenta chilometri di percorso lungo il quale si svolgevano tutte le attività legate transumanza.
L’ETA’ MODERNA
Con l’Età Moderna ci fu una nuova lotta tra stranieri per il dominio del regno: Spagna, contro Francia. Scontro, teatro della famosa Disfida di Barletta del 1503, fu vinto dalla fazione spagnola, dominio della Puglia, sancito dal trattato delle Due Dame del 1529. La lunga campagna di battaglie causò un profondo impoverimento dovuto alla politica fiscale sempre più pesante. Povertà e malcontento dominarono a lungo la scena risentendo dei moti di Masaniello a Napoli nel 1647 e 1648, ma ogni tentativo di rivolta fu represso. Nel XVIII secolo si consolidò su tutto il territorio la borghesia e nel 1734 il Regno di Napoli passò ai Borboni che costruirono nuove strade e porti dando inizio alla ripresa economica che continuò nel periodo napoleonico (1806-1815) grazie ad importanti riforme come l'abolizione del feudalesimo, la ristrutturazione dei latifondi e una più adeguata distribuzione delle terre pubbliche. Con la Restaurazione e il ritorno dei Borboni, nacque il fenomeno del brigantaggio e si diffusero le idee risorgimentali. Nel 1860 il re Francesco II delle Due Sicilie cadde sotto l'impeto garibaldino e la Puglia fu annessa al regno d'Italia
Questo materiale stato sviluppato all'interno del progetto "Get Local Sub Appennino Dauno - Sistema dei Centri Visita virtuali" realizzato nell'ambito del finanziamento PIT 10 misura 6.2C del P.O.R. Puglia.